il giardino del re
in caso di pioggia di terrà presso Auditorium Biagio Marin
La fiaba principale, presente nella raccolta di Novelle Popolari Toscane del Pitré, è conosciutissima in Toscana e presente anche in altre raccolte.
Viene rappresentato a mo’ di farsa con un andamento scanzonato, fra il grottesco e il clownesco. Trascinante e subito imparata dai bambini è la canzone delle Fate.
Buffa storia di due vecchietti con la gobba e delle Fate del Bosco. Uno è gentile e vive serenamente la propria deformità e povertà, l’altro è sgarbato e incattivito dalla vita.
Il Gobbo Gentile va in cerca di fortuna, incontra tre fate e viene premiato per aver completato il loro canto. Il Gobbo Sgarbato ha invece la peggio: sciupa il canto e offende le fate. Le tre vecchie lo puniscono severamente raddoppiandogli la gobba.
Sono abbinati a questa farsa, raccontata dalla Nonna:
“La Principessa e il Fiore”: Una fiaba d’amore e magie tutta in poesia scritta da Laura Poli.
“Petuzzo”: La celebre filastrocca animata e cantata a mo’ di allegro finale.
Di Laura Poli ed Enrico Spinelli
Da Laura Poli e tradizione toscana
Burattini Pupi di Stac
Fate Massimo Mattioli
Pupazzi Roberta Socci
Scene Massimo Mattioli
Regia Giulio
La Compagnia Pupi di Stac fu creata da Carlo Staccioli (1915-1971), a Firenze nel 1946. Affiancato dapprima da molti validi collaboratori, fra cui lo stesso Paolo Poli, “Stac” realizzò con Laura Poli, in compagnia dal 1958, un sodalizio artistico che affinò una linea teatrale inconfondibile. Alla morte del fondatore, Laura Poli coadiuvata dal figlio Enrico proseguì l’attività basando il proprio teatro sulla ricerca, raccolta ed elaborazione di antiche fiabe popolari toscane, molte delle quali tuttora in repertorio. Tutti gli spettacoli, della durata di circa 60 minuti in due atti, sono recitati e cantati dal vivo, con musiche di scena registrate. I pupi, di legno intagliato, sono alti circa 60 centimetri ed hanno, unici nella tradizione italiana, figura intera. Sono, insomma, “marionette senza fili” animate dal basso o, se si preferisce, “burattini con le gambe” come il loro fratello più famoso: Pinocchio. Le baracche, veri teatrini in miniatura con sipari, quinte e fondali, hanno due piani scenici: il palcoscenico dove i burattini possono camminare ed un livello superiore dove appaiono nel modo più tradizionale. Il dialogo con il pubblico ed il ritmo teatrale assai serrato sono alla base della vivacità e dell’imprevedibilità della narrazione: tutti, dai bimbi più piccoli agli adulti, assistono incantati e partecipi dall’inizio della vicenda fino all’immancabile lieto fine.

